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sono fatta di terra e di pietre di erba di alberi e corsi d’acqua.. sono fatta di corse d’estate di risa e ginocchia sbucciate..
La SeTTiMaNa ArTisTicA [Paul Klee]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 21 giugno 2006


Paul Klee - Arches of the Bridge Break Ranks, 1937

Arches of the Bridge Break Ranks, 1937. Charcoal on cloth, mounted on paper, cloth: 16 3/4 x 16 1/2 inches; paper: 19 5/8 x 18 3/8 inches. Solomon R. Guggenheim Museum. 48.1172x59. Paul Klee © 2005 Artists Rights Society (ARS), New York/VG Bild-Kunst, Bonn.

- Bah, quei dipinti li sa fare anche un bambino... sembrano tanti pantaloni che sgambettano.. come un bambino che vede dal basso del suo spostarsi a carponi gli enormi pantaloni degli adulti..
- Toh, prendi carta, tela, colori e pennelli... provaci tu se sei capace!
- ..... mmmm... mmmm-mi stanno chiamando ... mmm-mmmi sa tanto di si... ciau, eh!

Anche se non ci sono tantissimi colori in quest'opera del 1937, copincollo una frase usata da lui, ma che mi piace tantissimo e penso sia giusto ripetere:
"Ci fu un momento nella vita di Paul Klee in cui egli sentì di essersi impossessato e essere divenuto padrone del colore: con grande generosità lo restituì al mondo."
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Oltre che per la pittura Paul Klee ebbe una viva passione per la musica, soprattutto per il violino.Era figlio di un insegnante di musica tedesco e di una musicista di origine svizzera.Dopo il liceo si iscrisse all'academia di belle arti di Monaco.Le sue prime mostre personali risalgono al 1910,per la precisione una collettiva tenutasi al Kunstmuseum di Berna e successivamente a Zurigo e Basilea.L'artista mise in mostra 56 acquerelli e disegni che furono particolarmente apprezzate.
Conobbe le opere di Van Gogh , Cézanne, Matisse,Picasso e Braque,ed entrò a contatto con le correnti artistiche più importanti dell'epoca: l'ambiente del Blauer Reiter , e scrittori di singolare levatura come Rilke.Nell'ambiente del "Blauer Reiter" si sviluppavano ricerche artistiche in grado di conciliare un gran numero di tematiche in parte antitetiche tra loro: ordine-disordine, forma-informe, organico-inorganico,disegno-materia, comico-tragico.I contatti con mercanti d'arte "illuminati" come Kahnweiler favorirono un suo inserimento nei segmenti più rilevanti del collezionismo internazionale.Ebbe interessi per il Futurismo italiano.Nel 1913 tradusse il saggio di Delaunay : "Sulla Luce".Il viaggio a Tunisi ndel 1914 ebbe una notevole influenza sul suo stile,facendogli prediligere le tonalità cromatiche tipiche di questa area geografica.Ben presto Klee orientò i suoi interessi anche in direzione dei due principi essenziali, che la critica definisce : il principio femminile o della continuità delle forme ,ovvero della moltiplicazione del sempre uguale,e il principio maschile legato ad un evento censurante.Dal punto di vista stilistico,nel periodo della prima maturità,cioè dal 1914 al 1920,prevalgono composizioni lontane dalla scelta dei soli colori primari.Si tratta di una ricca cromia che si distende in superficie,e al tempo stesso accenna a diversi livelli di profondità.Inizian inoltre i riferimenti all'arte primitiva dei graffiti.
Gia dopo queste esperienze la sua posizione nel quadro dell'arte contemporanea si mostrò unica, sia per la levatura poetica e stilistica dei suoi lavori, sia per la sua indipendenza dalle condizioni di gusto che regolavano le correnti artistiche delle avanguardie del suo tempo.
Nel 1920,iniziò l'insegnamento allo Bauhaus di Weimar,e nel 1925 si trasferì definitivamente a Dessau.Ciò non significò per lui un 'adesione all'arte astratta,sebbene la sua arte si avvalesse marcatamente dei principi compositivi di tale corrente artistica.Klee,invece,restò sempre ancorato alla figurazione oltre che all'assoluta libertà compositiva.Questa ricerca dualistica gli servì per sviluppare una poetica tutta personale,che consisteva nell'amalgamare i risultati di una ricerca puramente ottica,legata alle teorie della percezione, ai risultati di una libertà compositiva per certi versi "elementare" perchè molto simile al disegno infantile.Quest'ultimo considerato uno strumento diretto per rappresentare ironicamente una realtà misteriosa,carica di angoscie e contraddizioni.L'opera di Klee,quindi,diventa una testimonianza reale sulla condizione umana.Infatti,la figura dell'uomo,è sempre al centro della sua attenzione,ma si tratta di rendere visibile un'immagine creata tramite fasci e combinazioni di linee orizzontali e verticali,circonferenze,frecce,numeri,lettere,vocaboli ed altri motivi derivati da un procedimento di pura creazione e che per l'artista costituivano un reale collegamento tra spiritualità del pensiero e creazione visiva.
Il colore il Klee viene usato in maniera differenziata,ed in funzione dei contorni del disegno,mentre la componente plastica e spaziale assumono un ruolo secondario anche rispetto agli aspetti dinamici inclusi nelle sue composizioni.
Nel 1931 interruppe l'insegnamento al Bauhaus ed iniziò la sua attività didattica a Dusseldorf, un 'incarico dal quale si destituì tre anni dopo.
A partire dal 1935,nelle sue opere prevalgono forme caratteristiche di pittura a quadratini,derivanti in parte da uno pseudo divisionismo (Cosa mi manca - 1930) Successivamente, dal 1935 all'anno della morte si alternano un disegno volto alla capillarità a ad un'attenzione per il dettaglio, e forme e composizioni fortemente influenzate dalla sclerodermia una grave malattia che lo minava da qualche tempo.Si tratta di uno stile piuttosto cupo :sfondi monocromi, e pennellate scure.Gli ultimi lavori dell'artista sessantenne,specie quelli su tela di juta (Prigioniero ,1940) Ragazza affamata (1939) , Uomo selvaggio (1939) ,"Ecce...(1940)e su carta ne sono i più rappresentativi anche perchè riflettono un profondo stato di depressione e di angoscia per le vicende della Germania nazista.
Tra i saggi e i manoscritti delle sue lezioni al Bauhaus e pubblicati dopo la sua scomparsa sono da menzionare: "Il pensiero figurativo" ed. del 1956 e i due volumi ."Teroria della forma e della figurazione" ed. del 1970 pubblicati dal Feltrinelli.
(fonte delle info sulla vita di Klee)




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Antonello da Messina]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 18 aprile 2006


antonello da messina - cristo alla colonna

Ethos ha proposto Antonello da Messina come nuovo artista per la consueta Settimana Artistica (che mi sembra abbia rallentato un po' ultimamente!). Io mi unisco al corteo postando questa opera, trovata su Wikipedia: CRISTO ALLA COLONNA. Da qualche parte ho letto che solo una cinquantina di quadri sono effettivamente di questo artista, ma mi fido di Wikipedia e spero che questo quadro sia veramente il suo (io conoscevo solamente quello postato da Ethos!)!
Ad ogni modo.. che ne pensate? A me ispira tanta tristezza, nonostante sia "appena" risorto, come ogni anno a Pasqua.
Non mi piace tantissimo la faccia che guarda il Padre, come per dire "mbè, ma erano questi i patti?".. però la Bibbia narra anche questo, se non ricordo male..
Ogni minimo particolare appare realistico ai massimi livelli e la cornice sembra adattissima per conferire quell'atmosfera obsoleta e angusta della fine del MedioEvo.

Come al solito, riporto "qualche" (per modo di dire!) dato:
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Antonio di Giovannide Antonio, detto Antonello da Messina (Messina 1429-30 circa - febbraio 1479). Pittore italiano.
Fonde insieme la cultura luministico-atmosferica fiamminga e la cultura prospettico-monumentale italiana. Il suo viaggio a
Venezia sarà decisivo per Giovanni Bellini e la successiva arte italiana.
Nasce tra il
1429 e il 1430 circa a Messina da Giovanni de Antonio mazonus, e da Garita (verosimilmente Margherita). Il suo primo apprendistato si svolse probabilmente tra la natia Messina e Palermo. Intorno al 1450 circa è a Napoli, dove secondo la testimonianza di Pietro Summonte, in una lettera a Marcantonio Michiel del 1524, è apprendista nella bottega del pittore Colantonio, qui viene in contatto con la pittura fiamminga, spagnola e provenzale.
Ad Antonello viene attribuita l'Annunciata, il quadro è conservato nei Musei Civici di
Como, e si rifà per stile e iconografia all'ambiente napoletano di gusto fiammingo e dieci tavolette con Beati francescani realizzate per la pala dipinta da Colantonio per la chiesa di San Lorenzo Maggiore.
La cosiddetta Crocifissione di Sibiu del
1455 circa conservata al Muzeul de Artà di Bucarest, iconograficamente riprende i Calvari fiamminghi, dello stesso anno ma successiva è la Crocifissione di Anversa, conservata al Musée Royal de Beaux Arts: nella parte bassa della tavola, l'opera è prettamente fiamminga mentre nella parte superiore, in cui la disposizione ortogonale di Cristo e dei ladroni determinano una tangibile scatola spaziale, implicano un'attenta conoscenza delle volumetria spaziale italiana. Roberto Longhi riteneva che la parte superiore della tavola fosse stata aggiunta qualche anno dopo, poiché le due matrici culturali tipiche del messinese, fiamminga e italiana, sono qui solamente accostate e non fuse.
Del
1457 è la prima commissione come maestro autonomo: un gonfalone per la confraternita di San Michele dei Gerbini a Reggio Calabria, a imitazione di quello eseguito per la confraternita messinese di San Michele a Messina. Entrambe le opere sono perdute. A questa data sappiamo che l'artista è già sposato, e probabilmente è già padre di Jacobello.
Nel
1460 il padre noleggiò un brigantino per andare a riprendere Antonello e la sua famiglia, i servi e le masserizie ad Amantea, una località calabrese. Forse l'artista tornava o da un periodo di lavoro in Calabria, o da un viaggio più lungo. Al 1460 circa gli viene attribuita l'esecuzione della cosiddetta Madonna Salting, in cui l'iconografia e lo stile fiammingo sono uniti a una maggiore attenzione alla costruzione volumetrica delle figure, impostazioni derivante da Piero della Francesca mediato dall'opera di Enguerrand Quarton. Dopo il 1460 si collocano le due tavolette di Reggio Calabria con Abramo servito dagli angeli e San Girolamo penitente, esposte al Museo Nazionale della Magna Grecia.
Nel
1461 nella sua bottega entò come apprendista il fratello minore Giordano, stipulando un contratto triennale. Nello stesso anno Antonello dipinse per il nobile Messinese Giovanni Mirulla una Madonna col Bambino (perduta).
Tra il
1465 e il 1470 circa realizza il Ritratto d'uomo del Museo Mandralisca di Cefalù. Nei ritratti Antonello, a differenza degli italiani, che utilizzavano la posa medaglistica di profilo, adotta la posizione a tre quarti, tipicamente fiamminga, che permette una più minuta analisi fisica e psicologica. Rispetto ai fiamminghi guarda meno al dettaglio ma è più attento alla caratterizzazione psicologica. Lo schema compositivo di questo ritratto verrà seguito sempre nei ritratti successivi: il personaggio è inserito in uno sfondo scuro con il busto tagliato sotto le spalle, testa girata verso destra mentre gli occhi al contrario sono fissi su quelli dello spettatore, la luce illumina il lato destro del volto mentre il lato sinistro è in ombra. Nei ritratti successivi dispose sempre uno zoccolo di marmo in basso con un cartellino dipinto con la firma e la data.
Nel
1470 circa è a Venezia dove viene in contatto con la pittura di Giovanni Bellini.
Il
Salvator Mundi è la sua prima opera firmata e datata: Mille simo quatricentessimo sexstage/simo quinto viije Indi antonellus/messaneus me pinxi, ma più probabilmente fu eseguito nel 1470. In questa opera, l'iconografia è ripresa dai fiamminghi e in special modo da Petrus Christus, nella prima stesura la veste del Cristo era più accollata e la mano benedicente parallela alla superficie, Antonello rielaborò la composizione successivamente, costruendo la piega dello scollo e tese la mano benedicente in modo da accentuare le valenze spaziali della composizione.
Tornato in Sicilia realizza il Polittico di san Gregorio.
Del
1474 è l'Annunciazione del Museo Bellomo di Siracusa, dove lo spazio non è unificato dalla prospettiva, visto che sono presenti due diversi punti di fuga, ma dalla sottile graduazione luminosa.
Dello stesso anno è il
San Gerolamo nello studio, conservato alla National Gallery di Londra. La scena, inquadrata in un arco di trionfo, è costruita in modo che i raggi luminosi coincidono con quelli prospettici, avendo come centro il busto e le mani del santo, colto al lavoro nel suo studio, ingombro di libri e di oggetti, meticolosamente raffigurati al pari della minuta indagine naturalistica degli animali posti in primo piano.
Dal
1475 inizia il suo soggiorno veneziano fino all'autunno del 1476, al centro della sua riflessione c'è la figura umana, sia in quanto anatomia, sia per quanto riguarda l'espressività, derivati dall'esperienza pierfrancescana e belliniana.
Del
1475 è l'Ecce Homo del Collegio Alberoni di Piacenza firmato e datato: 1473 Antonellus Messaneus me pinxit.
Dello stesso anno sono: La
Crocifissione della National Gallery di Londra, firmata e datata: 1475/antonellus messaneus/me pinxit, la pacata composizione è costruita in sezione aurea dove a fare da linea marcatrice sono le acque del lago, in modo da isolare maggiormente la figura del Cristo dal cerchio formato dalla Vergine e da san Giovanni; il Ritratto d'uomo della National Gallery di Londra; la Pietà del Museo Correr; il Ritratto d'uomo, detto Il Condottiero del Louvre, firmato e datato: 1475/Antonellus messaneus me pinxit; il Ritratto d'uomo della Galleria Borghese e la Madonna col Bambino della National gallery di Washington.
Tra il 1475 e il 1476 esegue la Pala di san Cassiano ora a Vienna, opera mutilata di cui rimangono la Vergine sul trono rialzato e quattro santi a mezzo busto. Il pittore si rifà allo schema compositivo della Sacra Conversazione di Giovanni Bellini per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, ora perduta. L'impostazione iconografica cioè la disposizione dei santi intorno al trono rialzato della Vergine, dava maggior respiro alla composizione, ma sono gli effetti atmosferici creati dalla luce a unificare l'opera e rendere più naturali le figure proposte.
Tra il 1475 e il 1478 esegue la Pietà del Museo del Prado, la scena è inserita in un paesaggio con in primo piano teschi e tronchi secchi che simboleggiano la morte, mentre il paesaggio verdeggiante in secondo piano simboleggia la Resurrezione. L'iconografia in cui il Cristo morto è sorretto dall'angelo è di origine nordica, ma era già presente nelle opere di Carlo Crivelli; il corpo del Cristo è reso naturalisticamente, sia nel costato sanguinante che nel volto sofferente a cui fa da contrappunto la bellezza idealizzata del volto dell'angelo.
Del 1476 circa è il San Sebastiano di Dresda, parte di un trittico smembrato; in esso l'asse del dipinto è dato dalla figura monumentale del santo, accentuata dal punto di vista ribassato, ruotata leggermente a destra. L'influenza di Piero della Francesca è evidente nella disposizione matematica degli elementi, nel pavimento scorciato in prospettiva che conduce lo sguardo verso il piazzale in fondo; al contempo Antonello rifiuta la scomposizione geometrica del corpo del santo addolcendo i contorni e inserisce la scena in un paesaggio contemporaneo, popolato di figure minuscole, simile ai paesaggi monumentali che dominano la composizione caratteristici di molta pittura umbro-marchigiana (Carlo Crivelli), ma anche per la monumentalità della figura negli affreschi del Mantegna agli Eremitani.
Tra il 1476 e il 1478 esegue il Cristo alla colonna del Louvre, tavoletta realizzata per devozione privata, o a Venezia o in Sicilia.
Dopo il suo ritorno in Sicilia, realizza nel 1476 l'Annunziata di Palermo colta nel momento in cui l'angelo se n'è appena andato (oppure nel momento dell'interrogazione), dalla sagoma quasi piramidale del manto emerge il perfetto ovale del volto della vergine, l'asse della composizione è dato dalla verticale che va dalla piega dello scollo all'angolo leggio, al contrario il lento girare della figura e il gesto della mano danno movimento alla composizione. La tela è oggi esposta a Palazzo Abatellis. Dello stesso anno è il Ritratto d'uomo, detto Ritratto Trivulzio, del Museo Civico di Torino, firmato e datato, in cui l'incarnato si accorda perfettamente al colore rosso della veste.
Muore a Messina nel 1479. Nel suo testamento chiese di essere sepolto in un saio monacale. Divise la sua eredità in modo equo tra moglie e figli. La sua tomba è stata individuata a Messina nei pressi del Viale Giostra (Ritiro) in un luogo non molto distante dalla Badiazza e precisamente nella Chiesa di Santa Maria di Gesù Superiore.
Non si formò nessuna scuola di pittori dall'eredità della sua pittura, in parte Marco Costanzo capì la sua rivoluzione, ma in Sicilia rimase un caso isolato. Diversamente successe a Venezia dove da Giovanni Bellini in poi i suoi modi pittorici furono pienamente assimilati.
Gli è inoltre attribuito il Ritratto di giovane uomo della National Gallery di Washington.




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Piero Della Francesca]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 24 marzo 2006


Questa settimana, Babel ci fa rispolverare un'autore Rinascimentale.
L'opera che ho scelto di presentarvi è di Piero della Francesca:
"Ritratti di Battista Sforza e di Federico da Montefeltro", 1465 ca.,
Galleria degli Uffizi, Firenze.
Perchè l'ho scelta? Beh, appena ho visto il nome di Piero della Francesca (o "Franpesca", secondo l'EsseLunga!!!) nel blog di Babel ho subito ripensato ad una mia stronzata postata nella Settimana Artistica di Bosch! Se andate sul collegamento fate da soli due più due (che fa cinque, lo sanno tutti).
Conoscete già la mia simpatia per questo strambo Federico da Montefeltro, per la sua storia, eccetera.. Quindi, quello che posso fare è aggiungere un commento: "non ditemi che quello lì che si chiama Battista è un uomo!". Dopo questa stronzata aspetto legnate solenni da Biz!! (Ammetterai Biz se urli "BATTISTAAA!" non ti aspetti certo che si giri tua moglie!)
A parte questo, questi ritratti mi piacciono molto per la vivacità di quel rosso, per i particolari della manica di Battista, per quelle perle che sembrano vere, per quell'acconciatura che almeno una volta vorrei farmi, per quel panorama dietro ai personaggi che fa molto "Gioconda", per quel cielo "da foto", con la sfumatura dell'azzurro verso il bianco (sempre che non sia un effetto dovuto alla scarsa qualità dell'immagine!).

Cosa si staranno dicendo?
Si stavano guardando mentre Piero della Francesca dipingeva?
Lui le avrà fatto notare che senza il suo cappello sembrano alti uguali?
Avranno sospirato guardando quel panorama?
Sono io che sento la primavera che non c'è (perchè non c'è, diciamocelo!!), sono troppo romantica e mi sto facendo viaggi mentali spropositati...

piero delle francesca - dittico montefeltro

<< In questa coppia di ritratti vengono rappresentati il duca di Urbino, Federico da Montefeltro, e sua moglie, Battista Sforza. Sono due ritratti «all’italiana», secondo quella moda, tipicamente quattrocentesca, inaugurata dal Pisanello. Una moda che si opponeva a quella dei fiamminghi che eseguivano i ritratti mettendo il volto a tre quarti.
Questi ritratti sono un tipico esempio di arte rinascimentale. La loro immagine è realistica per la verosimiglianza dei dati fisionomici, ma molto idealizzata nella posa fissa e nello sguardo non rivolto a qualcosa in particolare. Sono la rappresentazione aulica e cerimoniale di due personaggi che vogliono rappresentare se stessi secondo canoni classici, ossia senza tempo. Le due figure si stagliano infatti su uno sfondo paesaggistico che dà ai ritratti una sensazione di incredibile profondità. Anche qui vi è la ricerca di spazialità, intesa non tanto come costruzione di prospettive geometriche, quanto di capacità di guardare in lontananza. Anche perché, in fondo, «prospettiva» significava soprattutto «guardare lontano». In questo caso la lontananza è creata prestando attenzione ai giusti valori atmosferici del cielo e dell’orizzonte, che prendono colorazioni che nel loro schiarirsi ci rendono il senso della lontananza.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Piero della Francesca, (1420 ca-1492) fu l’artista che, nella seconda metà del XVI secolo, maggiormente contribuì al perfezionamento della prospettiva nel campo della pittura, cercando al contempo le basi matematiche della bellezza. Tutta la sua opera può infatti essere considerata una ricerca delle giuste relazioni matematiche e geometriche per definire sia la corretta rappresentazione spaziale, sia la perfezione delle forme rappresentate. [...]>>
(fonte)




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Sissi]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 2 marzo 2006


Sissi è una artista contemporanea bolognese giovanissima.
Sissi si è laureata all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, proprio quella che vedo ogni giorno andando in facoltà, quella a cui vorrei tantissimissimo iscrivermi, quella dove la prof che mi ha fatto conoscere Sissi insegna, ...
Sissi pensa che i vestiti siano una casa temporanea.
Sissi per lavorare utilizza dei ferri da maglia enormi, di ogni materiale.
Sissi ha lavorato a maglia ogni tipo di tessuto, anche il più assurdo o il più duro, sempre per rendere l'idea.
Sissi ha cominciato il suo lavoro da artista partendo dal suo corpo: studiare i suoi segreti le sembrava l'unico punto di partenza per una ricerca sull'arte e sulla vita.
Sissi crede che il corpo sia come un sentiero: se lo percorri lungo le arterie e le vene puoi scoprire una mappa di organi ("le case del sentire") che sono la fonte del nostro essere, il motore della nostra vita.
Sissi vede il suo corpo come una spugna, anzi come una terra arida bisognosa di acqua, che assorbe tutto ciò che lo circonda per nutrire le parti più profonde.
[Riarrangiamento da: Collana Art'è Ragazzi, a cura di Silvana Sola "Meraviglie e Stupori"]
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"I miei occhi scoprono, la mia bocca si nutre di desideri, il mio cervello evoca memorie, le mie mani, strumenti delle emozioni, si aprono come ventagli verso le cose. Il mio cuore, nido dell'amore, è la radice del mio lavoro. Ho segnato sul mio corpo le tracce della mia vita e del mio lavoro." [Collana Art'è Ragazzi, a cura di Silvana Sola "Meraviglie e Stupori"]

Questa performance si chiama ULTIMA GOCCIA. Si tratta di un progetto del 2001, realizzato con lo scoubidou rosa! Come ogni performance, ha senso solo in determinate condizioni: Sissi apparve dietro una grande vetrata di un antico palazzo a Firenze, mentre il pubblico assisteva all'esperienza dalla piazza.




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Bosch]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 24 febbraio 2006


Hieronymus Bosch non l'avevo mai sentito nominare, ma questo è uno dei motivi per cui mi piace questa intiziativa: ho la possibilità di approfondire di quel po' le magre conoscenze avute a scuola.
Bosch (che non centra una mazza con i trapani!) visse sul finire dell'Alto MedioEvo e creò opere alquanto bizzarre per quel poco che ho potuto vedere.
Non apprezzo molto le sue opere, mi mettono un bel po' di ansia, come molte delle opere raffiguranti Gesù sofferente che trasporta la croce.. Non so, tutte quelle facce che riassumono chi lo ostacolò, chi non credeva in lui.., tutti quei sadici faccioni con ghigni orrendi mi inquietano e mi fanno arrabbiare.
Posso fare due cose:
1) Notare un particolare. Ho addirittura creato una polaroid per farvi vedere la curiosa somiglianza tra l'uomo più illuminato di tutto il dipinto, serio, quasi arrabbiato di una rabbia cocciuta e l'uomo che ho deriso per tutte le scuole medie, quando seppi che si fece togliere un pezzetto di naso per poter controllare meglio la visuale dopo aver perso un occhio: Federico da Montefeltro, dipinto dal mitico Piero Della Francesca)
2) Lasciare a voi i commenti e la possibilità di farmi cambiare idea.

h. bosch - christ carrying the cross
Bosch - Christ Carrying the Cross
somiglianze!

Chi era Hieronymus Bosch?
Hieronymus, or Jerome, Bosch, b. c.1450, d. August 1516, spent his entire artistic career in the small Dutch town of Hertogenbosch, from which he derived his name.

The Fantasies of Bosch
A great contrast to the painting by Memling is the one by Hieronymus (or Jerome) Bosch. He was a Dutch artist who lived somewhat later than Memling. His work was influenced by the Flemish school of painting.
But whereas the Flemish painters created a world of serenity and reality, the world of Bosch is one of horror and imagination. His Vision of Tondalys both amuses and frightens us. We see a strange animal forcing a sharp stick through a large ear. A creature with a great head stretches open its mouth to show a table with people both behind and under it. A man caught in a big hat finds that one of his legs is sprouting roots. People fly through the air. In the background fire lights up the sky.
We marvel at the extraordinary fantasy of the artist. We also feel that the man himself must have been very morbid to have been so concerned with pain. Although his pictures, with their weird animals and monsters, look as if they belong to the Middle Ages, they are not too unlike some of the paintings that are being produced today by painters who are called surrealists. They too paint a world of fantasy. Bosch lived at a time when the medieval period was giving way to a new age. His paintings undoubtedly reflect his concern for a changing world. Looked at in this way Bosch and his fantasies are curiously up to date.
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<<The master of the monstrous... the discoverer of the unconscious.
 At the time of his death, Bosch was internationally celebrated as an eccentric painter of religious visions who dealt in particular with the torments of hell. During his lifetime Bosch's works were in the inventories of noble families of the Netherlands, Austria, and Spain, and they were imitated in a number of paintings and prints throughout the 16th century, especially in the works of Pieter Bruegel the Elder.
Bosch was a member of the religious Brotherhood of Our Lady, for whom he painted several altarpieces for the Cathedral of Saint John's, Hertogenbosch, all of which are now lost. The artist probably never went far from home, although records exist of a commission in 1504 from Philip the Handsome (later king of Castile), for a lost Last Judgment altarpiece. None of Bosch's pictures are dated, although the artist signed many of them.
The extraordinary painter Hieronymus Bosch (c. 1450-1516) stands apart from the prevailing Flemish traditions in painting. His style was unique, strikingly free, and his symbolism, unforgettably vivid, remains unparalleled to this day. Marvellous and terrifying, he expresses an intense pessimism and reflects the anxieties of his time, one of social and political upheaval.
Very little is known about Bosch, which somehow seems fitting since his work is so enigmatic. We know that he adopted the name of the Dutch town of s'Hertogenbosch (near Antwerp) as his own, that he belonged to an ultra-orthodox religious community called the Brotherhood of Mary, and that in his own day he was famous. Many of his paintings are devotional, and there are several on the theme of the Passion. He is specially famous for his fantastic, demon-filled works, one of which is The Temptation of St Anthony.
Even a more naturalistic painting like The Path of Life contains sinister elements. Apart from the dog snarling at the poverty-stricken old man, and the animal bones and skull in the foreground, robbers attack a traveller in the background, and a gallows is visible on the skyline above the old man's head. The Path of Life is on the outer face of the wings of a triptych. The three inside panels display Bosch's tragic view of human existence, dwelling upon the triumph of sin. Man's exile from Paradise is shown on the left, the infinite variation of human vice in the centre, and its consequence--exile to Hell--on the right.>>
(Carl Gustav Jung, on Hieronymus Bosch)




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Bacon]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 13 febbraio 2006


In ritardo, e di questo chiedo scusa a tutti i partecipanti all'iniziativa artistica!
Come ha già detto
lei, è bene fare un sunto -who's who- della situazione:
ideatore:
pensierointero,
primo fan
nefeli,
lo scrupoloso:
serafico
il criticone: biz
la dottissima: babel
la deliziosa: mango
l'erudito caritatevole: ethos
la brillante (grazie nef!): kiki
il vulcanico: alphaville
la new entry: unonessunocentomila
la dark lady: manginobrioches
(sperando che il sofisticato valhalla e la poetica delfi si uniscano presto...)
_____________________________________________
Occhei, dopo aver presentato la truppa, cerco di convincere altre persone a partecipare mostrano l'opera che mi è piaciuta di più (fra quelle che ho trovato) di Francis Bacon:

francis bacon - study for self-portrait

Francis Bacon, Study for Self-Portrait, 1985
(sotto sono riportati i tre pannelli, non affiancati ma in colonna come le operazioni delle elementari!, partendo da quello di sinstra)

Cerco di descrivere questo autore ripescando i miei appunti di Arte del 1^ anno di Università, con la professoressa figlia del pittore Concetto Pozzati (ve ne avevo già parlato quando ero andata alla sua personale, ma mi sono accorta ora, cercando il link, che nessuno aveva cagato pari quel post.. per cui .. vabbè! spero che qualcuno prima o poi lo consideri! ahhahah! posso dire che non ero ancora famosa! ahhahah!!! mi sbellico da sola.. che tempi!).

Francis Bacon è un autore contemporaneo che dipinge soggetti deformati, soprattutto di sesso maschile. La sua pittura figurativa prevede una lavorazione esclusiva sul ritratto e l'autoritratto (ha fatto pochissime nature morte) con un'ulteriore particolarità: non lavora mai con il modello davanti.
Questo espressionismo astratto lo ha portato a riempire il suo studio di tantissime riproduzioni delle emanazioni delle persone (sue e degli altri). Secondo lui il compito del pittore è proprio quello di far uscire dalle persone le loro emanazioni. Si tratta di un tipo di pittura che colpisce il sistema nervoso: è irrazionale, fatta di sensazioni e stati personali di ubriachezza e dolore.
[Un esempio che si può collocare 30anni prima rispetto all'opera che mostro:
negli anni Cinquanta, in Inghilterra si viveva l'omosessualità con forti sensi di colpa. Bacon, da cattolico irlandese, dipinse il suo senso di colpa trasfigurando un suo ritratto in un grido di dolore (lasciandosi in giacca e cravatta!).]
Bacon è molto "carnale" e ha trovato una tecnica per far "venir fuori"  le emozioni dalle persone. Quando (capita spesso di notte) ha urgenza di dipingere e non ha più tele libere, dipinge dietro un vecchio quadro già fatto. Scopre che così il colore ad olio rimane fresco più a lungo e ciò si rivela fondamentale perchè gli permette di rilavorare e riprendere in continuazione in mano i quadri. Infine, dopo aver dipinto, DISTRUGGE con straccio e spugna ruvida quanto appena fatto: usa una spatola per cavare il colore, tirarlo su da terra (non pulisce mai lo studio), mescolarlo ad altri colori e sbatterlo nuovamente sulla tela.
La fase in cui lavora è quindi quella distruttiva: quando il quadro è già finito dà col pennello una passata di un bianco tremendo, che lascia una specie di sindone, ossia un quadro fatto di vari passaggi.

Questi tre pannelli mi danno un senso di instabilità, di sospeso e di insicurezza nel futuro. Non saprei dire cosa gli stesse passando per la testa e forse non è nemmeno quello l'importante. Spero che possiate apprezzarlo un po' di più dopo questa piccola spiegazione. A me è servita.

il pannello di sinistra:
francis bacon-Study for Self-Portrait, 1985- pannello di sinistra
il pannello centrale:
francis bacon-Study for Self-Portrait, 1985 - pannello centrale
il pannello di destra:
franci bacon-Study for Self-Portrait, 1985 - pannello di destra

<<At the major retrospective in Paris in 1996-97 this painting hung in the last gallery of the Center Pompidou, almost as if it were the artist's farewell to the public. There is a simple grandure and a elegiac mood in this most beautyful work. Bacon uses a very smooth brushstroke and has airbrushed some areas of the face, arms, and hands, which when viewd under glass, as he always insisted his work should be, imparts to the whole a soft overall density akin to color field painting.
In each of the panels Bacon repeats, with variations, the familiar ill-at ease cross-legges pose; in the two outside panels, he clasps his knees, in the center one, he achieves an ungainly equilibrium, his hands melting into the canvas. Each panel has its own character and yet each gains by being juxtaposed with the other two. He used passport-sized photographs of himself taken in automatic booths over a period of many years. It was a form of self exploration, yet he hated his face, and in two of the heads in the triptych, he seems content to destroy part of it, while at the same time calling attention to his right cheek by inserting a small red arrow in two of them. This formal device helps to establish a unity.
He told David Sylvester: "I go on painting it [his face] only because I haven't got any other people to do...One of the nicest things that Cocteau said was 'Each day in the mirror I watch death at work'. This is what one does to oneself.'>>
Dennis Farr, Francis Bacon: A Retrospective, 1999




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Vuillard]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 13 febbraio 2006


éduard vuillard, la flambée

éduard vuillard - la flambée, 1935
_________________________________________
Non conoscevo questo autore, ma ho imparato ad apprezzarlo da quando ho visto quest'opera. Ha un non so chè di "casa mia..."! La donna ha un'espressione dolcissima. Mi piace, mi piace... inoltre anche io faccio disegni in bianco a nero e quindi adoro vedere come si rigira la penna degli altri... in questo caso direi "splendidamente"!

NB:
Non venitemi a dire che non si vede bene, perchè mi piaceva proprio questo ed è l'unica che ho trovato!
Ho cercato qualcosa su di lui. E' una mini-biografia in francese, spero che qualcuno di voi la capisca perchè, nonostante io abbia studiato 8 anni il francese e quindi dovrei essere abbastanza svelta a tradurla, non ho voglia di tirar fuori l'orribile vocabolario che mi ricorderebbe orribili momenti delle superiori! :P Scusate!

Chi è E. Vuillard?
[1868-1940]
Peintre et lithographe français associé au post-impressionisme et au mouvement
nabi (début en 1888, sous la direction de Paul Sérusier), réputé pour la grâce intimiste de son oeuvre. Il n'a que 15 ans à la mort de son père; pour faire vivre sa famille, sa mère – avec laquelle il vivra jusqu'à ce qu'elle s'éteigne, en 1928 – prendra le métier de couturière. D'où ces tissus, ces intérieurs étouffants qu'il rendait vivants à sa manière audacieuse et discrète, et ces paysages qui ressemblent à des tapisseries de grands maîtres.

«Dans l’histoire de l’art, Vuillard avait toujours été considéré comme un être timide, introverti et détaché de ce monde. Notre recherche a dévoilé un personnage haut en couleur, discrètement autoritaire, parfois soupe au lait, catégorique, passionné, un homme capable d’imposer ses opinions à ses proches et surtout, un artiste qui a su transformer des scènes banales du quotidien en tableaux d’une grande densité émotive.»
Guy Cogeval, directeur du Musée des beaux-arts de Montréal, spécialiste mondial d’Édouard Vuillard, interrogé par Collage.




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Raffaello]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 18 gennaio 2006


Questa settimana, la palla è stata passata a Serafico, il quale ha scelto un artista che mi piace tantissimo: Raffaello Sanzio.
Mi sono messa solo ora a ricercare un quadro che ricordo dalle superiori su gooooooooogle, ma.. ahimè, se provate a digitare "raffaello" e a selezionare la categoria immagini... vi apparirà questa immagine qui a lato...
raffaello sanzioIl consumismo che prevalica l'arte (per di più con un cioccolatinazzo al cocco che mi fa cagarissimo! Manco fosse un Fiat!) è veramente assurdo. Dunque, per chi si fosse connesso ora col cervello, Raffaello Sanzio è questo:Questo sotto, invece, è il quadro che ho scelto. Si chiama "Liberazione di San Pietro dal carcere". Dico solo due cosette a riguardo:
1) mi ricorda terribilmente le lezioni di storia dell'arte delle superiori, con una prof che mi cerca ancora e che stimo molto.
2) la sensazione che mi ispira, la luce dietro la grata, il buio intorno.. non so, sembra proprio quello ci vuole per me in questo momento. Pretenziosa?

Raffaello Sanzio nacque il 6 aprile del 1483 nella città di Urbino e morì a 37 anni, il 6 aprile del 1520, nel giorno del suo compleanno.
..Prima Caravaggio (morto a 39), poi Raff (morto a 37)...
...il prossimo lo cercherei più longevo, anche se, nonostante la giovane età, Raffaello ha fatto tantissimissime opere!

AGGIORNAMENTO delle 9,54 del 18/01/2006

Mi hanno detto che non si vede bene l'opera, quindi aggiungo dei particolari:

particolare1

particolare2 particolare3




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La SeTTiMaNa ArTisTicA [Caravaggio]
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 11 gennaio 2006


Ecco il mio primo post cooperativo sulla SETTIMANA ARTISTICA! Se non capite assolutamente di cosa io stia parlando, sappiate che questa splendida iniziativa è partita da lui e che altri lo hanno seguito (lei e lui), me compresa. L'idea è avvincente, culturale, artistica e... mi ci piaceeee!
Per chi volesse aggregarsi, questa è la sua spiegazione:
"COME SI PARTECIPA: La "settimana artistica" è il primo post cooperativo. Che vuol dire? Vuol dire che è il primo post di tutti, che tutti posso UTILIZZARE. Ovvero: ogni settimana il sottoscritto nominerà L'ARTISTA DELLA SETTIMANA e proporrà una sua opera su cui scriverà le proprie impressioni e a cui voi, spero, risponderete; a questo punto tutti coloro che partecipano non dovranno far altro che mettere SUL PROPRIO BLOG il medesimo post ma con UN ALTRO QUADRO DELLO STESSO ARTISTA dove scrivere le proprie impressioni. È importante inoltre che scriviate esclusivamente le proprie impressioni e idee in modo da creare una “visione blog” dell’artista!!! Al via le danze dunque e buona settimana artistica a tutti!!!!!!!!!!!!!!
L'artista della settimana è......CARAVAGGIO!!!! Autore al quale sono particolarmente legato!!"

Questo è il quadro di Caravaggio che ho voluto mostrarvi. Si intitola "NARCISO", ed è a Roma, presso il Palazzo Corsini.
Perchè l'ho scelto?
Semplice:
- Dada, guarda che BEI quaderni con le principesse che mi ha preso la mamma. Qui c'è Aurora (La BELLA Addormentata Nel Bosco), e qui c'è Cenerentola con il vestito BELLO del ballo!
- ......

Cosa ho pensato in quel momento? Mah, un bel po' di cose...
Sicuramente per voi Narciso e Cenerentola non si inzuccheranno l'uno con l'altro.. Ma io sono una futura maestra e quindi ho ragionato da futura maestra, pensando al messaggio che arriva ai bambini istupidendosi con la televisione-babysitter.
Insomma.. ho fatto corsi d'arte contemporanea anche quest'anno all'università e il messaggio che mi arriva in maniera chiara è questo: diamo più spazio all'arte passata, moderna e contemporanea a scuola, perchè dare più termini di paragone ai bambini li aiuta a ragionare e a collegare le cose (oltre al fatto che un po' di cultura non fa mai schifo).
Non so se riesco a passarvi in pieno quello che mi sta frullando per la mente.. però penso che si possa partire anche da quello che piace a loro, per arrivare a qualcosa che a noi interessa insegnare loro. Cenerentola non era sicuramente vanitosa, si specchiava in una bolla e lavorava come una sdaura dalla mattina alla sera. E Narciso? Chi era Narciso? Studiamo la sua storia insieme, vediamo quante persone lo hanno ritratto.. vediamo questo qui in particolare di Caravaggio cosa ci ispira guardandolo..
A me ispira un senso di vuoto tremendo. E' come se una metà della mela cercasse di combaciare con il suo riflesso.. non formeranno mai un intero.


Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571.
Morì di " febbre maligna", come scrive il Bellori, il 18 agosto del 1610, quando non aveva ancora 39 anni.




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[artisticamente parlando] ART ATTACK SENZA COLLA VINILICA: lasciati prendere dall'onda
post pubblicato in Artisticamente Parlando, il 21 dicembre 2005


ho rimpicciolito l'immagine perchè era troppo grande e non voglio che abbiate problemi a leggere il mio blog! vi piace? l'ho fatto io tempo fa! ne ho fatti altri, più avanti li metterò sul web!




permalink | inviato da il 21/12/2005 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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